Coco: tutte le curiosità sull’ultimo successo firmato Pixar

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Coco film locandina
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Da circa fine gennaio Coco non è più in programma nelle sale cinematografiche e, come per ogni uscita Pixar, anche questa volta si è trattato di un grandissimo successo…sia di critica che ai botteghini! 

Il film racconta la storia del giovane Miguel, un ragazzino messicano che culla il sogno di diventare musicista, nonostante i divieti e gli ostacoli imposti dalla sua famiglia.

Il tutto è inserito nel contesto del Dia de Los Muertos, una giornata in cui i messicani accolgono nella terra dei vivi i loro cari defunti e che, all’interno del film, catapulterà Miguel direttamente nell’aldilà e gli farà vivere un’esperienza fantastica e visionaria.

Se hai visto il film e te ne sei innamorato o se devi ancora vederlo ma vuoi saperne di più, ecco alcune curiosità che sicuramente cattureranno la tua attenzione.

Perché un film sul giorno dei morti?

Coco scene film pixar

Il registra Lee Unkrich era particolarmente affascinato dall’atmosfera di questa particolare festività: i colori sgargianti e l’atmosfera festosa, in contrasto con l’iconografia lugubre dei teschi, l’hanno stimolato a tal punto da crearci un film. Non aspettatevi, comunque, un piglio lugubre o, peggio ancora, pauroso: Coco è un tripudio di colori, musica e movimento dall’inizio alla fine! Un altro fattore che ha fatto propendere Unkrich per creare un film attorno ad un soggetto così particolare, è il fatto che il regista fosse rimasto particolarmente impressionato dal grande successo riscosso dalla Pixar in Messico; dedicare un film al giorno più importante per lo stato dell’America Centrale, gli sembrava un ottimo modo per premiare questo grande affetto.

Coco e il rispetto della cultura messicana

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Il modo in cui il regista si è inserito in una cultura a lui estranea si può riassumere in questa dichiarazione: “L’ultima cosa che volevo fare era un film che sembrasse fatto da un estraneo a quella cultura; so di non essere latino-americano e non lo sarò mai, ma mi sono confortato sapendo che ci sono tanti grandi film girati da registi che non appartengono alla relativa cultura. Ho preso la mia responsabilità molto seriamente e, anche grazie all’aiuto di Adrian Molina (co-sceneggiatore e co-regista n.d.r.), credo di aver fatto un buon lavoro.”

Per assicurarsi che il film riflettesse appieno la cultura messicana, Unkrich si è circondato di numerosi consulenti appartenenti alla comunità latino-americana a cui faceva revisionare il film ogni 12 settimane, per avere la sicurezza che la storia rispettasse gli usi e i costumi del Messico.

La musica al centro di tutto

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Una delle preoccupazioni più importanti per Unkrich e Molina era quella di dare vita ad una reale motivazione che spingesse Miguel al suo viaggio nella terra dei morti: l’amore per la musica.

Il film sottolinea fortemente come, in Miguel, alberghi il sogno di diventare musicista ed è molto importante che questa grande spinta del protagonista verso il mondo della musica si riesca a comprendere sin dall’inizio, altrimenti l’intero film rischierebbe di diventare inconsistente. Non avrebbe senso, infatti, il suo viaggio nell’aldilà per incontrare i suoi antenati ed ottenere la loro approvazione per diventare un musicista.

Gli scheletri parlanti

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I due grandi interrogativi che si sono posti gli animatori nel disegnare gli scheletri “vivi” che popolano Coco sono stati i seguenti:

  1. Come renderli “family-friendly”?
  2. Come attribuirvi delle emozioni?

Il fulcro di tutto sono gli occhi, così grandi da farli diventare carini e simpatici. Contornando poi lo sguardo con sopracciglia e lineamenti disegnati, questi personaggi apparentemente “lugubri” assumono una parvenza molto più umana, in pieno stile Pixar e, ancor prima, Disney.

Risulta curioso il fatto che, per caratterizzare lo “scheletro protagonista” di Hector, i disegnatori si siano ispirati ai movimenti di Ratso Rizzo (Dustin Hoffman in Midnight Cowboy).

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