I Puffi compiono 60 anni: ecco alcune cose che forse non sapevate!

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Nati nel 1958, i piccoli personaggi blu creati dal fumettista belga Pierre Culliford detto “Peyo”, compiono sessant’anni ma nonostante questo continuano a mantenere un’innata giovinezza. Vuoi per i loro modi un po’ scanzonati ed eternamente giovani, vuoi per la loro originalità, i Puffi sono ancora molto amati da intere generazioni.

Per tutte queste persone, e anche per i semplici interessati, abbiamo preparato una lista di “curiosità puffose” di cui forse ignoravano l’esistenza.

Come sono nati i Puffi

Il nome originale dei Puffi è Schtroumpfs e nascono nel 1958 in un modo assolutamente casuale. Peyo, in vacanza al mare con un amico, si trova a tavola e chiede al suo commensale di passargli la saliera di cui al momento non ricordava il nome. In maniera scherzosa disse “Passe-moi le…Schtroumpfs”  (Passami il Puffo) e scoppiò in una fragorosa risata, a cui l’amico risposte ridendo e dicendo “Quando avrai finito di puffare, rimettilo al suo posto”. I due andarono avanti divertendosi così per un po’, fino a quando Peyo decise di mettere tutto nero su bianco.

La prima apparizione dei Puffi

Peyo era l’autore di Johan & Pirlouit (in Italia John e Solfamì), un fumetto ambientato nell’Europa medievale, dove Johan era il coraggioso scudiero del re e Pirlout un buffone di corte suo amico.

Nelle loro avventure i due incontrano sempre nuove genti in giro per i villaggi i visitati, e nella striscia di fumetti del 23 ottobre 1958, essi evocano gli Schtroumpfs durante la ricerca del flauto magico a sei fori. Quella fu la prima volta che i Puffi fecero la loro comparsa.

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Prima gadget e poi cartoni

Un elemento particolare che caratterizza i Puffi è legato al fatto che, prima di diventare serie animata, vennero messi in commercio negli anni ’70 i loro pupazzetti in miniatura, ottenendo un successo commerciale così grande da convincere i produttori a crearne una serie animata.

Il collezionismo

Il merchandising dei Puffi è diventato un fenomeno di costume sociale, tanto che su una grande quantità di mensole e scrivanie compaiono i pupazzetti in miniatura che mostrano i piccoli personaggi blu nelle situazioni più disparate. La Schleich produce infatti 8 nuovi personaggi l’anno, includendoli in diverse serie dedicate allo sport, alle professioni, al mondo della scuola ai segni zodiacali o agli anniversari.

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Le sigle dei cartoni italiani

Le sigle dei cartoni italiani sono quasi tutte cantate da Cristina D’Avena e targate Five Records poiché la serie animata è stata acquistata nel 1982 dal gruppo Fininvest. Esistono, comunque, alcune canzoni mai andate in onda cantate sia da Cristina D’Avena, sia da altri cantanti come Victorio Pezzolla ne “Il Paese dei Puffi”.

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I presunti messaggi subliminali

I più maliziosi ritengono che i Puffi, come capita in altri popolari cartoni animati, contenessero in principio dei messaggi subliminali di carattere politico-sociale che mirassero a “costruire” ed “educare” la società del futuro. Ecco che alcuni hanno individuato nei Puffi l’organizzazione di un’ideale società di stampo marxista-leninista in cui Grande Puffo (vestito di rosso) rappresenterebbe Carl Marx e i Puffi il proletariato.

Non solo pupazzetti: l’amore per i Puffi diventa tech con Tribe

Se siete fan di questi simpatici personaggi blu e non volete rinunciare alla vostra everyday technology, ricordate che Tribe ha prodotto una serie di simpaticissime chiavette USB che riproducono gli amatissimi personaggi blu alti come due mele o poco più.

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