Intelligenza artificiale e assistenti vocali

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Grazie all’intelligenza artificiale negli ultimi anni lo sviluppo degli assistenti vocali ha fatto passi da gigante: effettuare ricerche tramite lo smartphone a suon di “Hey Siri” o “Ok Google” è ormai abitudine diffusa, ma questo non è che l’inizio. Il futuro prossimo di queste tecnologie guarda sempre più verso un utilizzo che risulti naturale e totalmente integrato nella quotidianità delle persone, a partire dalle case in cui vivono.

La connessione di oggetti fisici e virtuali attraverso le tecnologie della comunicazione (il cosiddetto Internet of Things) vede infatti una delle sue principali applicazioni proprio nella domotica, terreno sul quale si sono già mosse alcune grandi aziende da sempre portatrici d’avanguardia: ovviamente si sta parlando di Amazon, Apple e Google.

Kitchen at the HGTV Smart Home 2013 located in Jacksonville, FL

Kitchen at the HGTV Smart Home 2013 located in Jacksonville, FL

Si parla della home automation come uno dei maggiori trend della tecnologia nel 2017: ma a che punto dell’evoluzione ci si trova?

Il punto sullo sviluppo degli assistenti vocali

Nonostante i progressi nell’ambito del riconoscimento vocale siano facilmente percettibili, prima che questa tecnologia diventi effettivamente parte della vita quotidiana di ciascun individuo vi sono ancora alcune migliorie da effettuare, in particolare in due direzioni:

  • La comprensione totale di tutte le conversazioni naturali, il che significa che l’assistente vocale dovrebbe essere in grado di comprendere qualsiasi conversazione reale, in qualunque lingua o dialetto, parlati con qualsiasi accento. Per raggiungere quest’obiettivo e far sì che gli assistenti vocali riconoscano un dato comando vocale hanno bisogno di imparare a farlo: come? Ciò che fondamentalmente manca in questo momento alle aziende che si stanno cimentando nello sviluppo di questa tecnologia sono i dati: in questo caso, registrazioni di conversazioni umane reali e naturali, da fornire ai propri computer così che questi possano analizzarle per imparare a conoscerle e potervi dunque interagire.
  • La comprensione di una conversazione anche in presenza di un rumore di sottofondo, ovvero permettere agli assistenti vocali di sviluppare l’abilità di scindere una singola voce umana da un eventuale chiacchiericcio e dalle interferenze esterne al fine di capirne il comando.

Gli assistenti vocali per la casa che sono già realtà

Come già anticipato, alcune grandi aziende onnipresenti stanno investendo molto nelle tecnologie legate allo sviluppo di assistenti vocali sempre più precisi e sempre più funzionali: Amazon e Google, in particolare, hanno già lanciato i loro dispositivi che si pongono di rendere la smart home una realtà sempre più accessibile.

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Echo di Amazon è già presente sul mercato dal 2014 (non lo è ancora però su quello italiano) con la sua assistente vocale Alexa. Apprezzato dagli utenti per le sue capacità nello svolgere dei semplici compiti come rispondere a delle domande, ordinare del cibo a domicilio o controllare lo stato di un volo, gli stessi ne riconoscono alcuni limiti: in primis, quello relativo alla comprensione dei comandi, che se non vengono posti parlando lentamente e in modo chiaro, rischiano di non essere capiti dall’assistente.

Se Echo si configura come una semplice cassa bluetooth in grado di svolgere efficacemente alcuni compiti assegnati dall’utilizzatore, il neonato device di Google, Home, va oltre. Innanzitutto, quest’ultimo è avvantaggiato dall’avere alle spalle il più forte motore di ricerca esistente, cosa che gli permette di ottenere risultati migliori nell’ambito delle ricerche; inoltre, è in grado di contestualizzare una conversazione: se in una prima ricerca si nomina qualcosa, nella successiva ci si può riferire a quella stessa cosa utilizzando un pronome, cosa che non è invece possibile con Echo. Google Home è sicuramente migliore anche per quanto riguarda le funzionalità audio: attraverso Chromecast è possibile infatti connettere più dispositivi per ottenere una riproduzione stereo o per fruire della propria musica in modalità multiroom, ovvero diffondere in ogni ambiente della casa lo stesso brano contemporaneamente.

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Punti a favore di Echo sono invece (per ora) la compatibilità con un numero maggiore di device prodotti da altre aziende impegnate nell’ambito della home automation e la semplicità nell’utilizzo: tutte le skills vengono attivate tramite dei semplici comandi vocali ad Alexa, senza il bisogno di applicazioni ulteriori o password, cosa che invece accade con Google Home.

Se si parla di smart home e di assistenti vocali non si può non citare, infine, Jarvis, la creazione di casa Facebook (in tutti i sensi, visto che è installata in casa Zuckerberg). Presentato dal CEO del social network più famoso come una sfida personale da intraprendere entro il 2016, Jarvis è il prototipo di assistente vocale in grado di elaborare il linguaggio naturale, mettere in atto delle tecniche di riconoscimento vocale e facciale e di apprendere per rinforzo, caratteristica che gli permette di apprendere le abitudini e i gusti dell’utilizzatore, cosa che lo distingue profondamente da Google Home e da Echoes.

Nonostante i progressi, lo stesso Zuckerberg afferma che ci sono ancora molti passi avanti da compiere prima di poter riuscire a controllare l’intera casa attraverso Jarvis o un qualsiasi assistente vocale: bisogna innanzitutto insegnare al sistema come riuscire ad apprendere in modo efficace in autonomia, oltre a raggiungere uno status in cui i device siano tutti allineati su di uno stesso standard in modo da potersi connettere più semplicemente e interagire uno con l’altro.

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