Dead Drops: quando le chiavette USB diventano arte

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dead drops USB Pen Drive
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Se, mentre stai passeggiando per la tua città, ti capita di imbatterti in una chiavetta USB che sbuca da un muretto, da uno scalino o perfino da un albero c’è una spiegazione: il motivo più probabile è che la chiavetta in questione sia parte del progetto “Dead Drops” dell’artista Aram Bartholl.

Nato come progetto personale nel 2010, mentre Bartholl era in residenza d’artista a New York, “Dead Drops” si basa sul metodo che usavano le spie per scambiarsi informazioni segrete, senza doversi incontrare di persona. Il termine, infatti, deriva da questa pratica che prevede l’individuazione di un luogo nascosto concordato, dove poter far avvenire lo scambio in sicurezza e mantenere l’anonimato di entrambe le parti: la prima persona lascia merce, documenti o messaggi criptati in quel posto, la seconda persona li raccoglie non appena l’altra se ne sarà andata, senza avere alcuna interazione personale.
Dead Drops Adam Bartholl

La prima grande differenza però è che Bartholl sceglie luoghi pubblici per lasciare le sue informazioni: ha collocato le prime 5 chiavette USB in zone di passaggio a New York, inserite e cementate tra le fessure dei muri, marciapiedi, cabine telefoniche, in modo tale che lasciassero in vista solo la parte di metallo collegabile al computer. Inoltre, non c’è nessun accordo premeditato sulle informazioni che contengono e, soprattutto, non si sa chi sono le persone coinvolte nello scambio. Chiunque, infatti, se vuole, può collegarsi alle chiavette con il proprio laptop, scaricare i documenti contenuti e caricarne degli altri.

Come funziona il progetto artistico Dead Drops?

Ma la rivoluzione è avvenuta quando il progetto di Bartholl si è trasformato in una vera e propria azione di arte partecipativa: l’artista ha creato un sito dedicato e ha invitato ogni persona, in ogni parte del mondo, ad entrare a far parte della sua opera: basta avere una chiavetta USB, scegliere un luogo pubblico adatto, preferibilmente in città, e fissarla con stucco o cemento, come ha fatto lui.

Le condizioni richieste sono:

  • inserire nel dispositivo il file con il testo esplicativo del progetto, scaricabile dal sito.
  • indicare le coordinate geografiche del luogo in cui si trova, con 3 foto della chiavetta installata

In questo modo la nuova chiavetta può entrare a far parte della mappa ufficiale di Dead Drops, che si sta espandendo sempre di più. Da quelle prime 5 versioni del 2010, infatti, le chiavette sono diventate migliaia, sparse in tutto il mondo e continuano a diffondersi.

Dead Drops Mappa

Ogni volta che ne viene aggiunta una, Bartholl condivide la notizia su Twitter:

Dead Drops Twitter

Il valore artistico di “Dead Drops”

Ma perché una persona dovrebbe, nel migliore dei casi, attraversare la città per condividere e scaricare file, quando esistono metodi più semplici, wireless e online? È proprio questo il punto: come si legge nel manifesto, l’obiettivo di Dead Drops è ridare un valore alla libertà e alla distribuzione dei dati, in un’epoca dove i file sono delocalizzati in cloud. Dead Drops è un sistema offline, che richiede una partecipazione attiva. Non si basa solo sul concetto di caccia a tesoro, che certo ha il suo fascino, visto il recente successo di Pokémon Go, ma è innanzitutto un modo diverso per ricollegarsi alla realtà.

Nella vita reale non si può tenere tutto sotto controllo. Chi si collega non ha idea di quello che troverà, proprio perché potrebbe essere passato qualcun altro prima di lui a cancellare i file preesistenti e a lasciarne altri. Si possono trovare cose di tutti i tipi, da tracce musicali a ricette per produrre droga. C’è sì, anche il rischio di essere attaccati da malware ma, come dice lo stesso Bartholl, questo fa parte del concept dell’opera, sta a te decidere se prendere precauzioni o meno prima di connetterti. Inoltre, anche se inserito nella mappa, non c’è nessuna garanzia che il dispositivo si trovi ancora lì, perché potrebbe essere stato danneggiato o rubato.

Nonostante tutto ciò, Dead Drops continua ad avere successo, perché riesce a far leva sull’idea elettrizzante di scoprire qualcosa di ignoto, o magari perché si spera di trovare informazioni segrete, oppure perché può essere modo alternativo per condividere i propri interessi. Forse ancora perché, la consapevolezza che partecipando a questo “gioco” si diventa parte di un happening artistico a livello mondiale, dà una certa soddisfazione.

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